“Troppa gente” è la fotografia di questo naufragio nel quale tutti noi ci ritroviamo nostro malgrado. Ho scelto, provocatoriamente, di usare come co-protagonista e collaboratrice creativa proprio ciò che mi incuriosisce e al contempo mi terrorizza: l'intelligenza artificiale. E ho voluto gettarmi nella giungla degli algoritmi e dei feed che tanto disprezzo, in una sorta di consapevole, disfunzionale, ma anche affascinante contraddizione.
L'ispirazione per la canzone è nata da un mio amico.
Ci sentivamo con una certa frequenza al telefono, e ogni volta, raccontandomi cosa aveva fatto nei giorni precedenti, con tono infastidito, diceva sempre la stessa cosa. E cioé che, ovunque fosse stato, aveva trovato sempre…Troppa gente!
Un giorno, all'ennesimo “Troppa gente”, gli dissi: “Scusa, ma ti lamenti sempre del fatto che quando esci c'è troppa gente. Ma guarda che in mezzo a tutta quella gente…Ci sei anche tu!”. Lui capì. E si mise a ridere. Ridemmo entrambi. “Tranquillo, è una cosa che faccio spesso anch'io. Forse lo facciamo tutti”.
E fu così che iniziai a ricamarci sopra una canzone, apparentemente leggera, che però analizza un contesto sociale molto complesso.
Chiami il ristorante: tutto prenotato da una settimana. Al mare. In montagna. Tutto pieno. C'è un evento per bambini e vorresti portarci tua figlia: dovevi prenotare tramite app un mese fa. Devi organizzarti per Natale: ci dovevi pensare il Natale scorso.
E dopo l'ennesimo Sabato pomeriggio in cui giri da un'ora per il parcheggio, lo ridici: “TROPPA GENTE! Ma che ci sta a fare tutta questa gente? Ma dove vanno?". Poi ci rifletti: “Beh, vanno dove vado anch'io. Io sono qui insieme a loro. A sgomitare per il parcheggio, per un tavolo, per un posto letto, per l'aereo, per i biglietti degli Oasis”.
Eppure la presenza degli altri ci coglie di sorpresa. Forse è perché ci siamo imbruttiti. La bulimia dello stare in giro sempre e fare qualcosa sempre. Ma non siamo mai stati così soli. Abbiamo perso la voglia di stare insieme agli altri nel mondo reale. Quella “gente” deve esistere per leggere i nostri post, ma è meglio se là fuori non ci stia. Ci disturba. Ostacola il nostro cronoprogramma.
Ma chi è il narratore, quello che parla nella mia canzone? E' quello che #restaAcasa, nella sua comfort zone. E magari ha anche il coraggio di chiamare il rider per farsi portare a casa il sushi…DURANTE UN'ALLUVIONE.
Perché durante il lockdown appendeva uno striscione al balcone con su scritto “Andrà tutto bene! Ne usciremo migliori!”. Ma poi ha capito che a casa, tutto sommato, non si sta così male. Hai internet, la tv, lo smartphone, il lievito per la pizza. E nessuno che ti rompe i maroni.